Alice si alzò col cuore che le stava battendo ancora in gola.
Era stata una notte difficile, e nonostante avesse l'impressione di aver vissuto qualcosa di molto reale non riusciva a ricordare nulla.
Si voltò e sul comodino vide il libro che nel tardo pomeriggio aveva richiesto alla biblioteca civica.
Lo stesso che probabilmente, l'autore dell'articolo del giornale aveva letto qualche settimana prima.
"L'antico segreto di Torino". Si rigirò nel letto e il pensiero di mandare un messaggio a Stefano per procrastinare l'incontro mattutino le balenò in testa. Poi scomparve.
Guardò l'ora e vide che mancavano 10 minuti all'appuntamento con lo sciagurato compagno.
Sì domandò più volte la motivazione per la quale avesse acconsentito a quella specie di missione stupida, e trovò la risposta guardando la foto di classe.
Lei era vestita con una gonnellina a pieghe, i capelli arruffati, gli occhiali, e delle orrende paperine ai piedi. Stefano, due file dietro, rideva, con una felpa stile american-boy, un paio di jeans e scarpe da vela. Forse la causa del suo sì stava in quello.
Armata di pila, libro, macchina fotografica, taccuino e una borsa di stoffa, alle 10 puntuale, Alice, si stava aggirando per la piazza in cerca di ispirazione, forse.
Si sedette sui gradini della statua di carlo alberto, e tirò fuori la colazione. Una mela.
- La mela è il frutto del peccato, Alice!
Una voce arrogante le fece andare di traverso il terzo morso,e bieca lo fissò.
Stefano beffardo le sorrideva e con le braccia conserte aspettava la prossima mossa della preda prescelta.
Poi non pago, vedendo nessuna reazione, continuò.
-Però vedo che ti sei tolta gli occhiali, sei più carina, perchè non usi le lenti?
-Mi danno fastidio, e gli occhiali mi servono solo quando mi applico: cioè sempre, a differenza tua. Non so se tu sia a conoscenza del verbo "Ap-pli-ca-re"?
-Hai paura?
-Ma di cosa?
-Bè stiamo per scoprire il segreto dei segreti, io ho un po' paura...
E con astuzia Stefano cambiò discorso, dal momento che la parola "applicazione" non era delle sue preferite.
Alice sbuffò e facendo spallucce finì la sua adorata mela.
-Fai attenzione Stefano, insieme alle mele c'è un serpente dietro...
-Ullallà... e dove sarebbe..?
-Cosa ne sai..magari nella mia borsa..
E facendo finta di cercare qualcosa, frugò nella borsa e all'impproviso fece il gesto di buttargli il serpente addosso.
Stefano fece un balzo indietro e cacciò un urlo di spavento. Poi quando si rese conto di essere stato vittima di uno scherzo la guardò torvo.
- Lo sapevo che non eri normale...
-Io pensavo fossi più goliardico..invece...
-Allora iniziamo o no la nostra avventura? Come si fa qua? La maestra sei tu..
Alice con aria grave indicò la biblioteca nazionale di fronte.
- Non sarà facile accedervi, ma dal momento che alcuni libri sono archiviati nei sotterranei ci inventeremo qualcosa per non essere ostacolati..
-Calma calma, ripeti piano..non dovevamo entrare dai sotteranei della farmacia di tua madre etc etc..?
-Esatto. Ma quello che cerchiamo noi è esattamente sotto Palazzo Reale, in piazza Castello, e per arrivarci l'unica via attualmente disponibile è questa. Dalla farmacia di mia madre si arriva in Piazza Vittorio e a noi non credo interessi..
-Non credo...ok. E cosa c'è sotto Palazzo Reale?
-Non hai studiato Vinci, come sempre, noto...! Dovrebbe esserci un piccolo tempio, dice il manoscritto da cui l'articolo sul giornale avrebbe preso spunto, e se non erro alla sua destra dovrebbe esserci una statua di una Vestale, e poi ho letto di una porta, di una scritta etc... Ma Vinci, lo sai che stiamo parlando di una leggenda?
-Vuoi tirarti indietro Alice?
-Assolutamente no. Mi dovrai, per la compagnia, una pizza...
-Se ne usciamo vivi..eheheh...
-Non fare lo spiritoso, e muoviamoci che sono le dieci e mezza..
I due ragazzi con passo spedito entrarono nella biblioteca e stranamente videro il guardiano all'entrata con un libro in mano e la testa reclina sulla spalla sinistra.
-E' morto?
Stefano rise e si avvicinò. Poi ridacchiando fece segno ad Alice di avvicinarsi.
-Se la sta dormendo di brutto, ha anche la bavetta alla bocca..
-Ma che schifoo!!!
-Shhh, parla piano che lo svegli...entriamo veloce...
I due ragazzi camminando sulle punte superarono il guardiano assorto nel sonno ed entrarono.
Stefano vide una porta che indicava" sotteranei" e un bel cartello " vietato l'ingresso".
-Alice forza, è qui sicuro!
La ragazza lo seguì e si ritrovò su una scala di pietra, piuttosto sporca.
In cinque minuti si ritrovarono in una specie di segreta.
-No dai Stefano, è una cavolata. Torniamo su. Cosa vuoi trovare?
-Il portale, sento che c'è! Non fare la fifona, guarda che la pizza poi me la devi offrire tu.
-Ok andata, a che gusto la vuoi..?
Stefano le prese mano e la trascinò nel corridoio davanti a loro.
- Qui inizia la nostra avventura! Passeremo alla storia, diventeremo famosi...
Alice ammutolità gli strinse la mano più forte e sentì il cuore battere fortissimo.
Dopo venti minuti i due ragazzi videro una scritta sul muro.
" La via è del sognatore"
Stefano prese la torcia che intelligentemente Alice aveva portato e fece più luce.
-Ali, c'è scritto qualcos'altro. Ma non si vede. C'è una O, poi non capisco, RON, mi sembra. ORON? Ti dice qualcosa?
Alice scosse la testa.
-Proseguiamo. Se vedi qualco'altro fermami.
-Stefano sei sicuro di proseguire?
-Signorina, indietro non si torna. Chi si ferma è perduto..o no?
In un altro luogo, in un altro tempo, in un altro spazio qualcuno li stava osservando e speranzoso stava aspettando.
Mancava poco al loro arrivo, ma anche troppo poco per poterli preparare.
Quel qualcuno si voltò e ordinò con voce grave: Andate a prenderli! Presto, che non abbiamo tempo da perdere.
Poi si rimise paziente sul trono dorato su cui era seduto e guardò fuori le sue povere e tristi terre.
Alice intanto guardò l'orologio.
-Maledizione Stefano, da quanto stiamo tempo stiamo camminando? Ho perso la cognizione..
-Guarda l'ora,no? Erano le dieci e mezza circa quando siamo entrati...qua l'aria si fa sempre più parca..buon segno spero..
- O cattivo...dipende! L'orologio si è fermato. Segna sempre le 10 e mezza.. io per pranzo devo essere a casa...
- Per una volta farai uno strappo alla regola..sei sempre così perfetta tu! Non credo caschi il mondo se per un sabato mangerai alle tre invece che all'una...dai muoviamoci!
-Ehi, guarda qua..
Alice fece luce nuovamente sul muro. Un'altra scritta imperava solenne.
-Ma non avevi parlato di una sola scritta per l'accesso al tempio...?
-Cosa ne so...ho letto veloce!
- Fai più luce, che non vedo..dice " Pesa la fantasia e calibra il cuore, il tempo è finito".
-Stefano basta. Io ho paura, voglio tornare indietro. E' pericoloso. I cellulari non funzionano, non sappiamo da quanto siamo qui, stanno apparendo scritte criptiche e nessuno sa che siamo qui. Io lo sapevo che non dovevo darti retta..
-Alice,calma. Arriviamo in fondo laggiù, e poi ochei ritorniamo su.
La ragazza chiuse gli occhi e sospirò.
Infondo al corridoio trovarono una porta. Semi aperta.
E prima che Alice potesse dire qualcosa, Stefano la aprì di scatto.
I due ragazzi increduli rimasero a bocca aperta e cercarono l'uno la mano dell'altra.
Dopo qualche momento il ragazzo si voltò verso Alice.
- Non ci credo! Alice, hai visto? E' stato facile...dai facciamo due foto, e domani che è domenica torniamo con più calma! Stasera prometto di leggere il libro così arrivo più preparato , ochei?
Alice non proferì verbo e cominciò a scattare foto su foto, fino a quando sentirono come uno sparo.
Di colpo si bloccarono e agghiacciati strabuzzarono gli occhi: la porta da cui erano entrati si era chiusa.
Alice si fiondò verso la maniglia e tragicamente notò che era come fosse chiusa a chiave.
- Stefano siamo imprigionati! Stefano, stefano stefano!!!!!!! Nessuno verrà a salvarci, moriremo qui!!!
Stefano paralizzato fissava la porta maledetta.
-No Alice, te lo giuro, come ti ho portata qui, così io ti porterò a casa.
Davanti a loro c'era un piccolo tempietto con un altare in mezzo. Sul lato destro, appoggiata alla terza colonna c'era una vestale dagli occhi chiusi e un sorriso dolce, mentre al lato opposto, una statua di un giovane uomo con in mano il mondo.
" Armos, signore di Geo" era impresso sul torace maschile.
"Upnita, Vestale sacra" era la scritta ai piedi della statua femminile.
Stefano, affascinato da una forza misteriosa entrò nel tempio e Alice lo seguì.
I due ragazzi appoggiarono le mani sull'altare, come se qualcosa li avesse ipnotizzati, e videro un libro aperto.
Alice lo prese avidamente e a voce alta cominciò a leggere.
"Pagina 12. Se dallo scompiglio farai il tuo giaciglio, siedi sull'altare, e comincia a sognare. O' pellegrini, non temete ma credete, che il vostro destino è scritto su questa parete.
Si voltò verso Stefano e insieme si distesero sull'altare tenendosi per mano. Chiusero gli occhi.
Ore 10.30 Torino.
Si registra una scossa di terremoto senza precedenti. Danni nulli.