Alice si alzò col cuore che le stava battendo ancora in gola.
Era stata una notte difficile, e nonostante avesse l'impressione di aver vissuto qualcosa di molto reale non riusciva a ricordare nulla.
Si voltò e sul comodino vide il libro che nel tardo pomeriggio aveva richiesto alla biblioteca civica.
Lo stesso che probabilmente, l'autore dell'articolo del giornale aveva letto qualche settimana prima.
"L'antico segreto di Torino". Si rigirò nel letto e il pensiero di mandare un messaggio a Stefano per procrastinare l'incontro mattutino le balenò in testa. Poi scomparve.
Guardò l'ora e vide che mancavano 10 minuti all'appuntamento con lo sciagurato compagno.
Sì domandò più volte la motivazione per la quale avesse acconsentito a quella specie di missione stupida, e trovò la risposta guardando la foto di classe.
Lei era vestita con una gonnellina a pieghe, i capelli arruffati, gli occhiali, e delle orrende paperine ai piedi. Stefano, due file dietro, rideva, con una felpa stile american-boy, un paio di jeans e scarpe da vela. Forse la causa del suo sì stava in quello.
Armata di pila, libro, macchina fotografica, taccuino e una borsa di stoffa, alle 10 puntuale, Alice, si stava aggirando per la piazza in cerca di ispirazione, forse.
Si sedette sui gradini della statua di carlo alberto, e tirò fuori la colazione. Una mela.
- La mela è il frutto del peccato, Alice!
Una voce arrogante le fece andare di traverso il terzo morso,e bieca lo fissò.
Stefano beffardo le sorrideva e con le braccia conserte aspettava la prossima mossa della preda prescelta.
Poi non pago, vedendo nessuna reazione, continuò.
-Però vedo che ti sei tolta gli occhiali, sei più carina, perchè non usi le lenti?
-Mi danno fastidio, e gli occhiali mi servono solo quando mi applico: cioè sempre, a differenza tua. Non so se tu sia a conoscenza del verbo "Ap-pli-ca-re"?
-Hai paura?
-Ma di cosa?
-Bè stiamo per scoprire il segreto dei segreti, io ho un po' paura...
E con astuzia Stefano cambiò discorso, dal momento che la parola "applicazione" non era delle sue preferite.
Alice sbuffò e facendo spallucce finì la sua adorata mela.
-Fai attenzione Stefano, insieme alle mele c'è un serpente dietro...
-Ullallà... e dove sarebbe..?
-Cosa ne sai..magari nella mia borsa..
E facendo finta di cercare qualcosa, frugò nella borsa e all'impproviso fece il gesto di buttargli il serpente addosso.
Stefano fece un balzo indietro e cacciò un urlo di spavento. Poi quando si rese conto di essere stato vittima di uno scherzo la guardò torvo.
- Lo sapevo che non eri normale...
-Io pensavo fossi più goliardico..invece...
-Allora iniziamo o no la nostra avventura? Come si fa qua? La maestra sei tu..
Alice con aria grave indicò la biblioteca nazionale di fronte.
- Non sarà facile accedervi, ma dal momento che alcuni libri sono archiviati nei sotterranei ci inventeremo qualcosa per non essere ostacolati..
-Calma calma, ripeti piano..non dovevamo entrare dai sotteranei della farmacia di tua madre etc etc..?
-Esatto. Ma quello che cerchiamo noi è esattamente sotto Palazzo Reale, in piazza Castello, e per arrivarci l'unica via attualmente disponibile è questa. Dalla farmacia di mia madre si arriva in Piazza Vittorio e a noi non credo interessi..
-Non credo...ok. E cosa c'è sotto Palazzo Reale?
-Non hai studiato Vinci, come sempre, noto...! Dovrebbe esserci un piccolo tempio, dice il manoscritto da cui l'articolo sul giornale avrebbe preso spunto, e se non erro alla sua destra dovrebbe esserci una statua di una Vestale, e poi ho letto di una porta, di una scritta etc... Ma Vinci, lo sai che stiamo parlando di una leggenda?
-Vuoi tirarti indietro Alice?
-Assolutamente no. Mi dovrai, per la compagnia, una pizza...
-Se ne usciamo vivi..eheheh...
-Non fare lo spiritoso, e muoviamoci che sono le dieci e mezza..
I due ragazzi con passo spedito entrarono nella biblioteca e stranamente videro il guardiano all'entrata con un libro in mano e la testa reclina sulla spalla sinistra.
-E' morto?
Stefano rise e si avvicinò. Poi ridacchiando fece segno ad Alice di avvicinarsi.
-Se la sta dormendo di brutto, ha anche la bavetta alla bocca..
-Ma che schifoo!!!
-Shhh, parla piano che lo svegli...entriamo veloce...
I due ragazzi camminando sulle punte superarono il guardiano assorto nel sonno ed entrarono.
Stefano vide una porta che indicava" sotteranei" e un bel cartello " vietato l'ingresso".
-Alice forza, è qui sicuro!
La ragazza lo seguì e si ritrovò su una scala di pietra, piuttosto sporca.
In cinque minuti si ritrovarono in una specie di segreta.
-No dai Stefano, è una cavolata. Torniamo su. Cosa vuoi trovare?
-Il portale, sento che c'è! Non fare la fifona, guarda che la pizza poi me la devi offrire tu.
-Ok andata, a che gusto la vuoi..?
Stefano le prese mano e la trascinò nel corridoio davanti a loro.
- Qui inizia la nostra avventura! Passeremo alla storia, diventeremo famosi...
Alice ammutolità gli strinse la mano più forte e sentì il cuore battere fortissimo.
Dopo venti minuti i due ragazzi videro una scritta sul muro.
" La via è del sognatore"
Stefano prese la torcia che intelligentemente Alice aveva portato e fece più luce.
-Ali, c'è scritto qualcos'altro. Ma non si vede. C'è una O, poi non capisco, RON, mi sembra. ORON? Ti dice qualcosa?
Alice scosse la testa.
-Proseguiamo. Se vedi qualco'altro fermami.
-Stefano sei sicuro di proseguire?
-Signorina, indietro non si torna. Chi si ferma è perduto..o no?
In un altro luogo, in un altro tempo, in un altro spazio qualcuno li stava osservando e speranzoso stava aspettando.
Mancava poco al loro arrivo, ma anche troppo poco per poterli preparare.
Quel qualcuno si voltò e ordinò con voce grave: Andate a prenderli! Presto, che non abbiamo tempo da perdere.
Poi si rimise paziente sul trono dorato su cui era seduto e guardò fuori le sue povere e tristi terre.
Alice intanto guardò l'orologio.
-Maledizione Stefano, da quanto stiamo tempo stiamo camminando? Ho perso la cognizione..
-Guarda l'ora,no? Erano le dieci e mezza circa quando siamo entrati...qua l'aria si fa sempre più parca..buon segno spero..
- O cattivo...dipende! L'orologio si è fermato. Segna sempre le 10 e mezza.. io per pranzo devo essere a casa...
- Per una volta farai uno strappo alla regola..sei sempre così perfetta tu! Non credo caschi il mondo se per un sabato mangerai alle tre invece che all'una...dai muoviamoci!
-Ehi, guarda qua..
Alice fece luce nuovamente sul muro. Un'altra scritta imperava solenne.
-Ma non avevi parlato di una sola scritta per l'accesso al tempio...?
-Cosa ne so...ho letto veloce!
- Fai più luce, che non vedo..dice " Pesa la fantasia e calibra il cuore, il tempo è finito".
-Stefano basta. Io ho paura, voglio tornare indietro. E' pericoloso. I cellulari non funzionano, non sappiamo da quanto siamo qui, stanno apparendo scritte criptiche e nessuno sa che siamo qui. Io lo sapevo che non dovevo darti retta..
-Alice,calma. Arriviamo in fondo laggiù, e poi ochei ritorniamo su.
La ragazza chiuse gli occhi e sospirò.
Infondo al corridoio trovarono una porta. Semi aperta.
E prima che Alice potesse dire qualcosa, Stefano la aprì di scatto.
I due ragazzi increduli rimasero a bocca aperta e cercarono l'uno la mano dell'altra.
Dopo qualche momento il ragazzo si voltò verso Alice.
- Non ci credo! Alice, hai visto? E' stato facile...dai facciamo due foto, e domani che è domenica torniamo con più calma! Stasera prometto di leggere il libro così arrivo più preparato , ochei?
Alice non proferì verbo e cominciò a scattare foto su foto, fino a quando sentirono come uno sparo.
Di colpo si bloccarono e agghiacciati strabuzzarono gli occhi: la porta da cui erano entrati si era chiusa.
Alice si fiondò verso la maniglia e tragicamente notò che era come fosse chiusa a chiave.
- Stefano siamo imprigionati! Stefano, stefano stefano!!!!!!! Nessuno verrà a salvarci, moriremo qui!!!
Stefano paralizzato fissava la porta maledetta.
-No Alice, te lo giuro, come ti ho portata qui, così io ti porterò a casa.
Davanti a loro c'era un piccolo tempietto con un altare in mezzo. Sul lato destro, appoggiata alla terza colonna c'era una vestale dagli occhi chiusi e un sorriso dolce, mentre al lato opposto, una statua di un giovane uomo con in mano il mondo.
" Armos, signore di Geo" era impresso sul torace maschile.
"Upnita, Vestale sacra" era la scritta ai piedi della statua femminile.
Stefano, affascinato da una forza misteriosa entrò nel tempio e Alice lo seguì.
I due ragazzi appoggiarono le mani sull'altare, come se qualcosa li avesse ipnotizzati, e videro un libro aperto.
Alice lo prese avidamente e a voce alta cominciò a leggere.
"Pagina 12. Se dallo scompiglio farai il tuo giaciglio, siedi sull'altare, e comincia a sognare. O' pellegrini, non temete ma credete, che il vostro destino è scritto su questa parete.
Si voltò verso Stefano e insieme si distesero sull'altare tenendosi per mano. Chiusero gli occhi.
Ore 10.30 Torino.
Si registra una scossa di terremoto senza precedenti. Danni nulli.
ONEIRON (alla ricerca di)
lunedì 8 aprile 2013
mercoledì 19 settembre 2012
inizio
In principio l'universo era uno e solo, costituito da 14 pianeti in 14 cosmi; allineati e ubbidienti seguivano un determinato disegno immortale.
A ciascun pianeta era stata data una Virtù, vestale di quella terra regalata per grazia divina, vestale di quel tempio sacro di cui lei sola proteggeva il segreto.
Sparse e disordinate brillavano indisturbate le miriadi di stelle, che nascevano infuocandosi l' una con l'altra per mantenersi vive, ed esauritesi originavano a loro volta altre stelle, bruciando, scintillando, ardendo e così all'infinito.
Il sole era l'unica fiamma destinata a non morire mai. L'unica forza da cui i pianeti attingevano luce calore ed energia. L'unica via per non scomparire nelle tenebre, che fino ad allora era un'entità sconosciuta.
Solo al pianeta Indaco era stato assegnato un Re, signore e custode degli uomini, i quali, a differenza degli altri abitanti dell'universo, erano mortali.
Venne poi il tempo in cui la Vestale del pianeta grigio, Fantasia, e il Signore del pianeta Indaco, Geo, decisero di unirsi innamorandosi, per via della forza del pianeta Rosso, Amore, e da due pianeti ne nacque uno: la terra.
Dodici erano i restanti pianeti che ruotavano in armonia nel cosmo, 12 le razze diverse che ci vivevano, 12 le forze, uguali per potenza una all'altra, e infine 12 le essenze in quanto reali.
E il tempa passava indisturbato e felice, fino a quando la luce del sole cominciò a bruciare sempre meno, e i pianeti a indebolirsi, perchè la stella suprema, quella posta ai limiti dell'universo, si stava spegnendo: Oneiron.
Upnita, Vestale di Oneiron venne rapita e il pianeta rimase in balia del disordine e delle tenebre che lo stavano invadendo.
Alla notizia i sommi capi si riunirono alle porte dell'Universo per trovare Upnita, ma l'unica cosa di cui presero coscienza fu della potenza del buio, comandata da Tanati, signore malvagio e fino ad allora sconosciuto del male.
Ci fu una guerra, Tanati e i suoi guerrieri per molti milioni di anni soggiogarono i pianeti, distruggendo tutto ciò che fosse splendente, fino a quando la forza del pianeta Rosso riuscì a cacciare negli abissi e al buio il signore delle Tenebre, ma a una condizione :
"Secondo il regolamento dell'antico universo, ogni pianeta deve vivere e risplendere nella luce del sole. La sua unica energia deve provenire dalle stelle e solo a esse potrà rivolgersi. E' bandita l'unione fra pianeti o accordi segreti che possano creare disequilibri e minacciare il creato divino. A fronte dell' unione di Fantasia e Terra, in totale disaccordo della sacra legge e irrispettoso atto per gli altri pianeti, Oneiron deriverà la sua forza per metà dai 12 cosmi e per l'altra dalla sola Terra. La potenza del pianeta Fantasia,che è fra le più forti, basterà a far sì che Oneiron possa rimanere accesa: secondo giustizia questo è il prezzo da pagare per aver preso decisioni infrangendo le regole.
Upnita, vestale della stella minacciata, a fronte della punizione eterna non se la sentì di continuare a regnare e decise di lasciare lo scettro al fratello Oniris. E da qui inizia la nostra storia.
12 pianeti:
Pianteta rosso: l'amore
Pianteta verde: l'allegria
Pianeta azzurro: la pace
Pianeta giallo : la vita
Pianeta arancione: la speranza
Pianeta turchese: la forza
Pianeta viola : l'equilibrio
Pianeta bianco: la giustizia
Pianeta nero : la verità
Pianeta blu : la generosità
Pianeta d'argento: la conoscenza
Pianeta d'oro: la felicità
CAPITOLO I
" Situata nella regione del Piemonte, al nord della penisola italica sorge una città chiamata Torino.
Fondata sotto il nome di Julia Augusta Taurinorum nel 28 a.C. durante le guerre galliche, la città cominciò a delinearsi fino ad arrivare ai nostri giorni quale uno dei maggiori e più importanti capoluoghi italiani.
Si narra in un antico libro, nascosto in una oscura biblioteca di una villa nei pressi del monferrato, che un enorme segreto è contenuto al centro della città, e che solo sognando realmente lo si potrà trovare.
La storia racconta, inoltre, che una volta acquisito il segreto, una sorta di varco si aprirà, come per magia, sotto gli occhi del fortunato cercatore e che gli verrà mostrata la via per un olimpo reale."
Nulla di più.
Stefano leggendo l'articolo sul giornale sbuffò, e lo posò svogliato sul tavolo.
18 anni sono troppi per credere ancora alle favole e agli eroi, soprattutto quando questi ultimi sono stampati sotto forma di versione latina e greca ancora tutta da tradurre, e pure per l'indomani.
La sua vicina di banco, Alice, secchiona com'era, probabilmente le aveva già finite da tre ore,pensò il ragazzo scorrendo la rubrica del cellulare e notando con disappunto che il nome della disgraziata non compariva; così infilandosi una felpa, si precipitò giù dalle scale per andare di persona a elemosinare un aiuto in materia di traduzione, visto che era l'unica chance che aveva per non iniziare l'anno con un'insufficienza sul registro.
Come da copione Alice si trovava nel retro della farmacia di sua madre, in via Po, e seduta su un divano con in mano "La coscienza di Zeno", che sarebbe stato il libro da leggere durante le vacanze natalizie, ma che lei aveva quasi già terminato, a ottobre, sottilineava con una matita le parti, a suo avviso, più interessanti.
Quasi schifato dalla visione della compagna assorta nella noiosa lettura, Stefano entrò nella stanza, e dando due colpi di tosse ben rumorosi attirò l'attenzione della poveretta.
Alice lo guardò, alzò gli occhi al cielo, e con premura si scaraventò sui suoi quaderni facendogli capire che mai e poi mai l'avrebbe lasciato copiare.
Stefano fu quasi sul punto di tradirsi, ma con grande maestria ribaltò la situazione invitandola a prendere un gelato da Fiorio, visto che passava di lì aveva pensato a lei.
Alice per un attimo ci credette, poi tornò alla realtà, poi ripiombò nella trappola del sorriso del ragazzo e per l'intero pomeriggio fu la miglior preda che un cacciatore pigro possa desiderare: facile.
Alle 7 di sera Stefano ritornò a casa con in mano le tre versioni, viste riviste e addirittura migliorate, anche se con 5 euro in meno in tasca(costo cono gelato per due persone): le posò sulla scrivania, le scruto per bene immaginandosì un bel 8 di fianco al suo nome, scritto dal professore a penna rossa, e pensò che ne era valsa la pena.
L'indomani il professore chiamò alla cattedra Stefano per la traduzione, e sfregandosi le mani con sorriso beffardo si mise comodo sulla sedia, poichè dalle prime due battute del ragazze ci sarebbe stato da divertirsi e soprattutto da godersi lo spettacolo di fronte a quello studente inerme e immerso nella propria ignoranza.
" Forza Vinci, ce la può fare. Mi chiedo come abbia fatto a tradurre con cotanta maestria e peraltro noto pure che si è preso delle libertà alla quarta riga, cosa che sarebbe assai apprezzabile e degna di lode, se ovviamente fosse stato lei l'artefice, ma ahimè sta cominciando a sorgermi il dubbio che non sia lei in persona il genio.. o forse sì? Mi vuole venire incontro?"
Al tono sarcastico e odioso del professore Stefano non sapeva assolutamente come rispondere, se non desiderare essere Alice che chiaramente avrebbe risolto la situazioni in pochi istanti, visto che il genio era lei.
"Allora Vinci, io sto aspettando. Mettere un 4 a inizio anno non è una buona cosa, lo sa? Si sforzi, su.. o mi è diventato tutto d'un tratto timido ed emotivo?"
Il lecchino del primo banco aveva la mano alzata da quando lui aveva appoggiato la mano sulla cattedra del professore, cioè dall'inizio, e mentre guardava il vuoto Stefano so chiedeva come potesse essere così potente la forza del secchione nel tenere quel braccio teso così a lungo, e quasi con aria sfida cominciò a fissarlo. Poi finalmente si accorse di Alice che con grande pazienza stava aspettando anche lei da 10 minuti di incontrare il suo sguardo per potergli suggerire almeno la prima riga.
Ritornato in sè con occhi speranzosi cercò di decifrare ogni singola parola che stava pronunciando la sua salvatrice e a fatica si rivolse al professore. "Sì ecco, mi scusi, è che mia nonna.." "Vinci la prego, sua nonna le ricordo che è già mancata tre volte, e all'ospedale ci è già andata almeno una dozzina..."
"No no prof, non quella l'altra, dicevo che è stata lei ad aiutarmi a darne un'interpretazione più personale, più libera..per quello cercavo le parole più adatte.."
"Vinci la scongiuro, prosegua, vada avanti diamine!!! Come maledettamente inizia la versione? O mi risponde subito o allevio le pene di Mazzotta qua davanti e gli cedo la parola liberandolo dal giogo della mano alzata!!!"
Stefano fece un sospiro e cominciò:
" Non fuggo più davanti a te, figlio di Peleo, come or ora
corsi tre volte intorno alla grande rocca di Priamo, e non seppi
sostenere il tuo assalto; adesso il cuore mi spinge
a starti a fronte, debba io vincere o essere vinto.
Su invochiamo gli dei: essi i migliori
testimoni saranno e custodi dei patti;
io non intendo sconciarti orrendamente, se Zeus
mi darà forza e riesco a strapparti la vita;
ma quando, o Achille, t'abbia spogliato l'inclite armi,
renderò il corpo agli Achei: e anche tu fà così".
E guardandolo bieco, Achille piede rapido disse:
"Ettore, non mi parlare, maledetto, di patti:
come non v'è fida alleanza tra uomo e leone,
lupo e agnello non han mai cuori concordi,
ma s'odiano senza riposo uno con l'altro,
così mai potrà darsi che ci amiamo io e te; fra di noi
no saran patti, se prima uno, caduto,
non sazierà col sangue Ares, il guerriero indomabile,
Ogni bravura ricorda; ora sì che tu devi
esser perfetto con l'asta e audace a lottare!
Tu non hai via di scampo, ma Pallade Atena
t'uccide con la mia lancia: pagherai tutte insieme
le sofferenze dei miei, che uccidesti infuriando con l'asta".
Il professore lo guardò e strabuzzando gli occhi rimase in silenzio per un lunghissimo minuto. Mai e poi mai avrebbe immaginato che la dolce e brava Alice, seduta esattamente in quart'iultima fila in direzione frontale del ragazzo premurosamente gli avesse suggerito l'intera versione, e peggio ancora fatta lei.
"Vinci, cosa devo dirti, sei un ragazzo miracolo. Stavo per darti 4, e sono costretto a segnare 9 e mezzo. Il dieci non lo meriti perchè è quella della Calzecchi Onesti, sai io la so a memoria l'interia Illiade, però i verbi e il resto me l'hai fatto bene e con giusta intonazione. Bravo. a posto"
Poi guardando il Mozzotta ancora col braccio alzato e sudato in fronte ebbe pietà "Dicci Mazzotta, vuoi regalare un contributo alla tua classe?"
"Grazie Professore, effettivamente sì. Se lei fosse interessato io ho tradotto l'intero ventiduesimo libro, e ho apportato alcune modifiche poichè non mi sembra che la Calzecchi Onesti in determiti versi sia stata completa. Ad esempio al verso 345 quando Achille risponde adirato....."
E finalmente il Mazzotta ebbe un piccolo ruolo di dieci minuti agli occhi del professore.
Suonata la campanella gli studenti si catapultarono fuori dall'aula e Stefano voltandosi verso il banco di Alice lo vide vuoto.
Di norma la ragazza è sempre fra le ultime a uscire, e proprio oggi che la doveva ringraziare aveva deciso di scappare.
Scaraventandosi giù dalle scale Stefano cercava di farsi largo e rampa dopo rampa urlava a casaccio il nome di Alice, fino a quando vide un musino rosso dall'imbarazzo voltarsi.
"Ehi, dove scappi? ti devo un votone sul registro.. cioè a me non capiterà mai più lo sai.."
Alice cercando di non guardarlo in faccia cercò di assumere l'aria più normale e disinteressata del mondo
" non farci l'abitudine Vinci.." e cercando una via di fuga fece un passo in avanti come per andare via per far capire che la loro conversazione era finita lì.
Stefano non contento " passo oggi in farmacia per un altro gelato, ochei?"
Alice: " assolutamente no. sono a dieta."
"ma se sei così magrolina... alle 17 sono da te!" e se ne andò.
La ragazza rimase di sasso. Magrolina a chi? Poi si specchio nel vetro del portone davanti a lei e notò queste gambette effettivamente simili a due stecchini, e con sdegno corse via.
Arrivata a casa Alice per la prima volta, invece di posare lo zaino e recarsi in salone con uno dei suoi libri filosofici "tutta salute" come li definiva sua madre, si precipitò in cucina per vedere se le portate a tavola fossero state abbastanza caloriche da modificare in tempi brevi quel fisico ormai definito "rachitico".
Ingozzandosi davanti agli occhi scioccati dei genitori, Alice non parlò della sua giornata scolastica, come di consuetudine, e anzi chiese se fosse stato possibile d'ora in avanti avere frutta e dessert.
Finito il pranzo si mise sul letto e invece di Leibinz, si concedette Catullo, perchè pensò che qualche verso d'amore non le avrebbe fatto sicuramente male. Si appisolò e dopo due ore si sveglio di soprassalto. Erano le 16.20 e Stefano sarebbe arrivato alle 17.00 in farmacia.
Si fiondò in bagno e si guardò allo specchio: un disastro. Si spazzolò i capelli cercando con una coda di cavallo a migliorare il suo stato, e aprendo un cassettino alla sua destra prese della terra a sua madre con cui si pitturò il viso per darsi un tono più da donna.
Si mise un vestitino azzurro e un paio di ballerine bianche; poi si ricordò dell'articolo su facebook sulle ballerine che non piacciono agli uomini, e cercò disperatamente il suo unico paio di zeppe a fiori blu e arancioni, che forse non sarebbero stati male con il colore dell'indumento che aveva addosso, e si guardò allo specchio per un' ultima volta. Non si piaceva, ma tanto era tardissimo, e di fretta e furia comincio a camminare a passi sempre più svelti in via Pietro Micca.
Maledicendo l'altezza delle zeppe vedeva la strada sempre più lunga e la farmacia sempre più lontana.
Girò all'angolo con piazza Castello e in cinque minuti arrivò in via Po.
16,48, la madre la guardò stralunata, e lei sorrise.
Puntuale come un orologio svizzero Stefano si presentò sulla soglia della farmacia, Alice ebbe due sussulti al cuore e arrossendo come un peperone fece un cenno con la mano al ragazzo.
Lui la scrutò notando qualcosa di diverso, senza capire cosa esattamente e le disse di uscire.
Da Fiorio si sedettero nel dehor su via Po e cominciarono a chiaccherare, con Stefano stravaccato sulla sedia che si godeva il gianduiotto gelato, e Alice impacciata che sperava di aver ordinato la cosa più ingrassosa del mondo per evitare che l'altro la prendesse in giro sul suo fisico magro.
"Senti Ali, io lo so che pensi, forse, che sia scemo. Non lo sono, sai? ahahaha, dai sto scherzando, cioè non sul fatto che sia scemo, è che volevo farti ridere perchè ti vedo molto seria, e quindi cercavo di rompere il ghiaccio"..
La ragazza lo guardò, trangugiò a fatica la crema misto pistacchio e stracciatella " ma io lo so che lo sei." e sorrise.
- Ah grazie, ottima reputazione..
- Potrei farti delle domande di cultura generale e non sapresti rispondermi..
- mmmm forse, però è indice di ignoranza non di stupidità...
- Fai il saputo eh? e allora ti rispondo che sei astuto, ma non intelligente...
- e tu sei ironica ma non simpatica...
- e tu sei un mangione e non un buon gustaio...
-Scommetto che tu non leggi il giornale. (Stefano si ricordò di quelle tre righe su Torino che aveva letto la mattina scorsa e cercando di sfoggiare un savoir faire da "grande" buttò giù quella carta.
Alice lo guardò attonita: "cosa vuoi dire, scusa?"
-Signorina adesso le domande le faccio io : in prima pagina ieri sul giornale c'era un articolo che trattava di miti e leggende e su Torino molto interessante, l'hai letto?
La ragazza lo guardò come fosse un lunare e scosse la testa, anche perchè sapeva perfettamente che per grazia ricevuta quel somaro doveva aver avuto per sbaglio fra le mani un quotidiano. Stefano molto fiero della sua trovata continuò, cercando di aggiungervi partiolari inesistenti colorando di tinte più accese la vicenda.
Concluse dicendole: " e tu ci credi?"
Alice gli sorrise :"certo che no" si chiamano leggende e miti appunto perchè sono finte".
Stefano: " e se invece fosse l'eccezione che conferma la regola? se davvero da qualche parte a Torino fosse nascosto non so cosa? cosa ne sai tu?
Alice: " Eh sì, aspettava proprio noi questo gran tesoro""
Stefano : " noi?" e con aria di sfida la guardò.
Alice stizzita " Noi nel senso in generale, non tu e io, stai tranquillo.."
Stefano beffardo incalzò" bè magari esiste, e noi ce lo stiamo facendo sfuggire... memento audere semper.. no?
A quel punto la ragazza scocciata posò il cucchiaino e lo fissò : " Ma tu lo sai vero che Torino è collegata da tunnel e sotterranei? che ad esempio sotto la farmacia di mia madre c'è una cantina, che in realtà è una strada sotterranea e ha tre strade. La prima fino ai murazzi, la seconda passa per via Pietro Micca (sotto casa mia) fino ad arrivare in Piazza Statuto, e la terza dietro la chiesa di San Lorenzo? chissà magari..."
E senza riuscire a finire la frase Stefano la interuppe: " ma tu ci sei già stata? cioè sei mai scesa in queste strade sotterranee?"
-Ma sei impazzito? non ci penso neanche morta!!! si narrano, e non sono leggende, di ombre oscure e animali mostruosi che vi vivono...
-Alice dai, sarebbe divertente.. io sono affascinato...
- Se sei ti affascina così tanto ci sono delle guide turistiche, informati.. vanno anche sotto terra come piace a te..
-Ma quella è roba per bambole, bellezza, io cerco avventura, preferisco lasciare questo mondo giovane ma da eroe che vecchio da morto vivente. Bisogna guastarla questa vita qua, bisogna carpire il gusto che ha il mattino distinguendolo da quello del pomeriggio per assaporare quello della notte... siamo giovani e forti, viviamo!!! Abbiamo un segreto a Torino? ne dedicano un articolo? bè secondo me qualcosa bolle in pentola, che dici?
E dagli occhi di Stefano brillava quella luce di vita, di spesso la gente non sa manco dell'esistenza, e anzi troppe volte viene scambiata con effemira felicità data da gesti sciocchi e vuoti.
- Effettivamente sei ignorante,rincalzò Alice, hai ragione!Fammi capire, tu vuoi andare a perlustrare Torino sotterranea.. così, senza meta! Cioè,non sai neanche quello che stai cercando e comunque vuoi partire? Guarda che una persona, con buon senso, prima si pone l'obiettivo e poi parte..
E mentre lo diceva, solo all'idea, tremava di paura.
Stefano alzandosì di scatto dalla sedia le disse: "ochei bellezza, recupero su internet l'articolo e ci vediamo in piazza carlo alberto domani alle 10 di mattina"
Alice sgranò gli occhi, perchè aveva capito che l'altro stava facendo un po' "troppo sul serio" , e con un filo di voce riuscì a sussurrare "ma domani è sabato..."
Stefano: "meglio, così abbiamo tutta la giornata davanti, no?" e dandole uno sbuffetto sulla guancia se ne andò.
Iscriviti a:
Post (Atom)